Il ragù della domenica non si può velocizzare

Durante la settimana passo il tempo a rendere le cose più veloci. Automatizzare, ottimizzare, togliere passaggi inutili. È il mio lavoro e mi piace.

Poi arriva la domenica, metto su il ragù, e tutto questo non vale più.

Il ragù non si velocizza. Puoi alzare la fiamma, ma viene peggio. Puoi saltare il soffritto lungo, ma si sente. Ha bisogno delle sue ore, del coperchio socchiuso, di qualcuno che passi ogni tanto a girarlo e ad assaggiare.

Mi piace proprio per questo. È un’ora in cui non posso fare niente per accelerare, quindi smetto di provarci. Metto un po’ di musica, leggo qualche pagina, guardo la pentola che borbotta. È la cosa più vicina alla meditazione che io conosca.

E poi c’è il momento migliore: quando la casa si riempie di profumo e qualcuno entra in cucina chiedendo «quando si mangia?». In quel momento capisci che certe cose valgono proprio perché richiedono tempo.

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